L’Immigrazione

L’immigrazione è il trasferimento permanente o temporaneo di singoli individui o di gruppi di persone in un paese o luogo diverso da quello di origine.
Si può parlare di un fenomeno sempre esistito, dal momento che l’uomo è migrante per natura alla ricerca di terre più fertili; ma nel corso dei secoli, con la nascita di confini, Stati e leggi, ha determinato problematiche alla natura stessa dell’uomo. Problematiche che, percorrendo semplicemente l’aggiornamento dei tempi, ovvero la necessità di avere delle certezze nella proprio realtà, sembrano del tutto corrette e inconfutabili.
In un mondo ideale, ognuno di noi rispetta le leggi, la propria vita è fondata sul proprio lavoro, vengono pagate delle tasse alla comunità, in cambio di servizi e vengono aiutate le persone in difficoltà nella comunità. Quando uno stato riesce a garantire servizi ai cittadine che pagano per averne, attraverso le tasse, allora è in grado di accogliere chi, per suo sfortuna, si è trovato testimone di un tempo di guerre e carestie nel proprio paese di origine. E’ li e solo li che gli Stati più ricchi devono intervenire e salvaguardare umanamente le persone che senza colpa hanno avuto la sola sfortuna di nascere in quei luoghi. E non è di certo garantito che tutte le persone abbiano voglia di migrare, c’è chi vorrebbe di certo creare il proprio futuro a casa sua, far crescere il proprio popolo, affermare la propria identità, e non essere costretto ad andare via.
Perché la realtà è che i più fortunati troveranno lavori sottopagati, abiteranno in case sovraffollate, i più furbi si daranno ai crimini, i più sfortunati saranno resi schiavi (soprattutto le donne con la prostituzione) e gli onesti, chi ha visto davvero la guerra e fugge solo per sopravvivenza, molto probabilmente sottostarà alle regole.
Chi scappa dalla guerra non si lamenta del cibo o di un vestito scadente, non cerca il wi-fi o una camera d’hotel più grande. Ed i miei nonni che la guerra l’hanno passata confermano che non è possibile sia cosi.
Per questo gran parte di tutto questo gioco non è buonismo o accoglienza. E’ solo business.
La tratta degli esseri umani va considerata come una specificità all’interno del più vasto fenomeno dell’immigrazione illegale, che ormai è un rischio per la sicurezza nazionale e internazionale, poiché costituisce una delle fonti di reddito più interessanti per il crimine organizzato transnazionale; secondo le più recenti stime formulate dall’Onu pur nella palese difficoltà di quantificarne i flussi finanziari, sarebbe diventata il secondo business dopo il narcotraffico.
Dare risposte ai problemi reali che la migrazione pone, significa partire dal principio generale di agire a monte delle cause della migrazione, piuttosto che contrastarlo a valle mettendo in atto (solo) misure di sicurezza verso i suoi effetti. Occorre agire nei Paesi di provenienza, promuovendo tutte le attività che consentono di superare quel gap nel campo sociale, economico, culturale, giuridico che spinge gli individui a cercare altrove il proprio benessere.
La Convenzione e i protocolli, infatti, hanno elaborato anzitutto il concetto del gruppo criminale transnazionale (costituito da persone di nazioni diverse che operano contemporaneamente in più paesi) e hanno posto all’attenzione della collettività internazionale i due fenomeni, che si sono progressivamente ampliati sfruttando problematiche sociali, economiche, condizioni di soggetti deboli in vari Paesi ancora in via di sviluppo.
Ed in questo 2019, coincide pure con il primo anniversario del giuramento del nuovo esecutivo.
Ecco perché dal Viminale emergono diversi report con i dati statistici sugli sbarchi, con i numeri visti in ribasso a caratterizzare maggiormente la situazione. Sotto questo fronte, già nei giorni scorsi il Ministero dell’Interno sottolinea una diminuzione del 90% degli approdi nel nostro paese dalle coste africane.
Regole certe e divieti di sbarchi hanno fatto in modo che terminasse il circolo vizioso creatosi e ratificatosi negli anni. La possibilità di vedere sequestrate le navi che antecedentemente sostavano di fronte alle coste Libiche, la possibilità di vedere incriminati gli equipaggi, e la possibilità di trovare chiuse le possibilità di sbarco hanno ridotto alla fonte il problema dei “barconi”.
Ci vuole umanità, è vero, ma anche buon senso, per questo trovo giusto trovare politiche che risollevino il nostro paese ed il nostro continente ed aiutare le popolazioni africane a crescere nella propria terra.
Alle ONG e alle Cooperativa, mi verrebbe da chiedere una sola cosa: finiti i soldi, finito l’amore

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